Elettriciclo R’esistente
aprile 11, 2011Luci e ombre dell’energia rinnovabile.
aprile 4, 2011Dopo il terribile disastro nucleare in Giappone, ci si interroga sulla possibilità della riconversione dell’energia pulita.
MayaPedal. La rivoluzione a pedali
marzo 23, 2011Grazie, Mario
novembre 29, 2010Una “rete” di cultura per Bologna
ottobre 24, 2010Rinvio lezioni all’Alma Mater. Da domani si ricomincia. (Intervista a Sergio Zappoli)
ottobre 4, 2010
4 ott. – Ci siamo. Domani è il 5 ottobre, giorno in cui dovrebbero ricominciare le lezioni universitarie. Dopo settimene di mobilitazioni, assemblee, incontri e dibattiti, il fronte della protesta è sempre più diviso al suo interno. La tipologia della protesta varia da facoltà a facoltà: dall’intransigenza delle facoltà scientifiche di agraria e chimica, alla sola adesione formale di Scienze Politiche. Lettere è invece la facoltà più spaccata al suo interno. Domani le lezioni riconciano, ma la protesta non si ferma assicurano ricercatori e docenti a contratto. Per capire meglio gli umori, siamo andati a sentire Sergio Zappoli, webmaster dell’indirizzo docenti.preoccupati(at)gmail.com
- La protesta di ricercatori e docenti a contratto sembra assumere diverse forme da facoltà a facoltà. A quali fattori lei crede si debbano rincondurre le diverse posizioni, in alcuni casi contrastanti, del corpo docente (ricercatori inclusi).
Come in tutti i lavori, anche in quello del ricercatore/docente universitario ci sono aspetti individuali che in questi momenti pesano e in alcuni contesti possono fare la differenza che lei nota. Sul piano più generale, di nuovo come in tutti i lavori, le fasce più basse sono quelle più ricattabili per prestare funzioni in più rispetto al dovuto. La legge 382 (1980) cercò di limitare lo strapotere baronale sui sottoposti (allora assistenti e altre figure), dividendo la docenza in due fasce (associati e ordinari) e creando un ruolo inedito: quello del ricercatore universitario, non obbligato a fare attività didattica.
La legge non ha però cambiato abitudini e poteri. Oppure quelle abitudini e poteri si sono riadattate alle nuove norme. Ciò che per legge non era obbligo fare è stato fatto in maniera “volontaria”. E sul volontaria ci sono infinite varianti: chi perché ricattato, chi perché amava gli studenti, chi perché sperava che un giorno quel posto sarebbe stato suo. Ci vorrebbe un Gaber a scriverci un monologo: “Qualcuno era ricercatore!”
- Quale ruolo potranno giocare gli studenti, beneficiari del servizio universitario, anche alla luce delle proteste che hanno avuto luogo in questi giorni sulla minaccia di un mancato pagamento delle tasse universitarie.
Temo scarsissimo. E non per colpa loro. Il problema è che l’università, e non solo per la costante delegittimazione operata da molto tempo dai mezzi di informazione, è vissuta come un corpo “accanto” alla società e non dentro ad essa. Anche perché molte delle cose che vengono sbandierate (spesso sopra le righe) nei vari talk-show, affondano le loro ragioni in una crisi reale della istituzione universitaria. I proclami dei docenti per avere più fondi e dei ricercatori per avere più garanzie faticano, specie in un perido di profonda crisi sociale e culturale come l’attuale, a trovare una sponda, un’alleanza nella società. Dove erano gli intellettuali universitari quando si demoliva la formazione pubblica (primaria prima e secondaria superiore poi) , dove sono quando vengono massacrati i diritti e la dignità dei lavoratori? Latitano, quasi tutti.
Per di più se non paghi le tasse universitarie, non puoi sostenere gli esami né frequentare i laboratori (per motivi assicurativi).
Proporrei agli studenti di occupare le aule lasciate vuote per autorganizzarsi in gruppi di studio, affrontando cooperativamente la propria disciplina sotto luci diverse. E che ad aiutare in questa attività extracurriculare chiamino docenti e ricercatori (in agitazione e no). Una nostalgia sessantottina? Forse, ma il deserto culturale si combatte anche riprendendo nelle proprie mani la produzione e trasmissione del sapere.
- Cosa crede succederà quando il ddl gelmini sarà presentato alla Camera dei deputati. Quali forme di protesta sono previste.
Qui ci vuole una sfera di cristallo. Ci sarà sicuramente qualche presidio davanti alla Camera e in alcune realtà la lotta dei ricercatori andrà avanti. Almeno per tenere duro fino all’approvazione: sarebbe il minimo.
Sul ddl Gelmini, nella realtà dei fatti c’è un’ampia convergenza di forze che, secondo me, abbraccia anche pezzi dell’opposizione. I numeri, ahimè, ci sono tutti, anche senza l’opposizione, che ci farà una bella figura, per far passare questa riforma. Ci sarà un po’ di strepito, perché le parti in commedia vanno rispettate fino alla fine. Purtroppo la punta di diamante (forse l’unica punta) della protesta sono i soli ricercatori i quali, inutile nasconderlo, sono divisi nelle aspirazioni e nelle aspettative per motivi profondi, alcuni nobili altri meno, come si diceva prima. Sono individualità separate, raramente, se non mai, coinvolti in progetti collettivi. Temo quindi che, una volta passato il ddl, (cosa che do per scontata, anche se la politica è piena di “effetti farfalla”) le acque si calmeranno e il traballante barcone si rimetterà in moto. Non credo nemmeno che ci sarà per davvero un piano per far passare di ruolo una parte, non solo fisiologica, degli attuali ricercatori. Ancora peggio. Temo che non saranno raccolte nemmeno le indicazioni per trovare delle strategie, non ope-legis si badi, per salvaguardare quanti, con merito, hanno operato da precari nella ricerca universitari.
- Qual’è il minimo comune denominatore che accomuna ricercatori e docenti precari e non, nelle forme di protesta attuali. Lei crede che ci possa essere una unità di intenti, tanto nelle motivazioni che spingono a protestare, quanto nella forma della protesta stessa.
Mah! Penso che solo una piccola parte dei colleghi si sia data la pena di conoscere i contenuti della legge Gelmini e molti di essi solo in questi giorni. Alcuni hanno sollecitato in diverse Facoltà che si avviasse una discussione sulla cosa, ricevendo al più un cenno pensieroso o un sorriso esperto che sottintendeva:”Ma sì, tanto rimarrà tutto uguale, vedrai”.
Quindi un minimo comune su una cosa che si conosce in pochi e poco è difficile trovarlo.
In senso generale penso che il minimo comune dovrebbe essere la salvaguardia dell’istituzione universitaria come luogo di alta formazione e ricerca statale e pubblica. Una formazione alla quale tutti possano avere accesso e avere la possibilità di essere severamente giudicati dai propri docenti per essere certi di avere una conoscenza una qualificazione utile per la propria comunità (invece ricerchiamo la “spendibilità sul mercato del lavoro”… che pena). Una ricerca che non dipenda dalla rapidità con la quale si possono pubblicarne i risultati, ma dal benessere sociale che tali risultati produrranno nel tempo. Utopie, certo. Ma se provassimo a riparlare di utopie, invece di impelagarci nelle discussioni sugli scatti biennali e sulla governance di enti privi di fondi, forse ritroveremmo quell’unità di intenti e di progetto che ora, purtroppo, mi pare manchi
E fu così che la destra scoprì le leggi “ad personam”
settembre 1, 2010
Sono passati quasi vent’anni di leggi ad personam, ville ad personam, privilegi ad personam, lodi, decreti, silenzi, compromessi, politiche ad personam, per poi ribattezzarle con nuovi nomi, tanto per non essere banali, tanto basta per non ripetere più lo stesso sloogan: legge ad aziendam. Sono passati vent’anni ed in questi vent’anni gli “uomini della sinistra” si sono divisi sotto questo motto, denunciandolo, seppur sotto spoglie e colori diversi, fino alla nausea. Il conflitto d’interessi è diventato nel tempo un sottofondo musicale, una melodia stonata, una banalità ben stagionata che usciva dalla bocca del politicante di sinistra (professionista e non) quando non sapeva più cosa dire. Vent’anni d’oscuramento ad personam e poi il sereno; ma sempre da destra. Arrivano i finiani e scoprono finalmente il conflitto d’interessi, la corruzione dilagante di chi beneficiava delle maglie larghe della giustizia, di una giustizia modficata, stracciata, tirata da mille decreti, leggine, piccoli comma e articoletti che modificavano qua e la un sistema giuridico non perfetto, un sistema venuto fuori dagli scandali della prima repubblica dei tangentopoli. E fu così che dopo aver mangiato per quasi un ventennio nel piatto del potere, arriva la soluzione al problema della legalità, ma sempre da destra, autrice e fautrice del proprio successo, rubando ancora una volta la scena ad una sinistra attonita, capace di farsi rubare lo sloogan a lei più cara, il suo scomodo motto di battaglia.
Effetto crisi. Call-center indiano emigra negli Usa per minor costo lavoro
agosto 23, 2010
Si potrebbe definire un paradosso della globalizzazione, la scelta di un paese fino a qualche decennio fa considerato povero (o più precisamente in via di sviuluppo), di spostare una parte della propria forza-lavoro nel paese più ricco e potente del mondo (Usa), per poter risparmiare sul costo del lavoro. Pochi avrebbero pensato che la galoppante economia indiana (per nulla scalfita dalla cosiddetta crisi finanziaria mondiale, anzi in crescita costante), nella veste di Genpact (la più grande società indiana di outsourcing) avrebbe addirittura scelto gli Stati Uniti come paese dove poter installare il proprio call-center, per sfuggire all’incredibile aumento dei salari che sta caratterizzando l’economia indiana. Eppure nel mercato globale contemporaneo l’economia americana stenta a crescere, rendendo il proprio mercato del lavoro appetibile per altri paesi che la crisi (sarebbe più corretto dire “occidentale” piuttosto che mondiale) in realtà la stanno galoppando. Sono lontani gli anni della supremazia incontrastata della super-potenza occidentale. I lavoratori disoccupati ameriani (attestati intorno al 10%) intanto ringraziano, quelli indiani un pò meno.
Notizia tratta da La Stampa
2 Agosto 1980: trent’anni d’attesa
luglio 31, 2010Sono trascorsi trent’anni da quel drammatico 2 Agosto 1980. La città tutta, le vittime, i familiari, la gente onesta aspetta ancora speranzosa che la giustizia faccia il suo corso. Siamo ancora in attesa che luce sia fatta, su quella che è stata una delle stragi più tragiche dal secondo dopoguerra. Una strage che ha seganto anni duri e difficili. Ombre oscure. Incognite irrisolte. Depistaggi. Anni in cui misteriosi personaggi hanno condizionato con mezzi più o meno leciti il corso della storia. Quest’anno per la prima volta non saranno presenti le istituzioni, almeno quelle politiche. Proprie quelle su cui aleggiano ambigue incognite. Che la giustizia, almeno quella storica, possa lasciare ai posteri una verità che possa essere chiamata tale.
La fine dell’idillio, sui giornali esteri
luglio 30, 2010EL PAIS
“Me he quitado un peso de encima. Me siento liberado, como cuando me separé de Veronica”. Se desahoga Silvio Berlusconi, tras deshacerse de la oposición interna a su partido . Anoche condenó al exilio a los fieles de su antiguo compañero y co-fundador de partido, Gianfranco Fini. Hoy ostenta seguridad, dice que tiene los números para seguir sin los rebeldes y tiene al aliado Umberto Bossi, de la Liga Norte, cuyo apoyo nunca le ha fallado (a parte cuando tumbó su primer ejecutivo en 1996, pero eso ya es agua pasada en un país políticamente tan nebulosos y esclerótico).
LIBERATION
Après des mois de dissensions, Silvio Berlusconi a consommé la rupture avec son principal allié Gianfranco Fini, tout en assurant que cette crise au sein de la droite italienne ne mettrait pas en péril la stabilité de son gouvernement, en place depuis deux ans.
(…) Néo-fasciste repenti, Gianfranco Fini s’était démarqué à plusieurs reprises du chef du gouvernement affichant des positions plus centristes sur l’immigration, la laïcité ou la défense du rôle du Parlement contre un chef du gouvernement omnipotent.
Se plaçant sur le terrain de «la moralité et la légalité», il avait récemment appelé à ce que tous les hommes politiques sous enquête se démettent de leurs fonctions, alors que pas moins de trois ministres poursuivis pour corruption ou trafic d’influence ont dû démissionner ces dernières semaines.
FINANCIAL TIMES
” Berlusconi party implodes over split with Fini ” Move against speaker could lead to early Italian elections


